Manifattura Legnano

Manifattura Legnano

Dal sodalizio tra i fratelli Banfi, Giuseppe Frua e Mariano delle Piane nasce, nel 1903, la Manifattura di Legnano.
Il nuovo stabilimento, che si occupava della filatura di soli cotoni egiziani pregiati, è ubicato non sulle rive dell’Olona, che ormai stava esaurendo la sua funzione di fornitore di forza motrice, ma nel centro cittadino e utilizzava, tramite un canale costruito appositamente, l’acqua del fiume per la condensazione del vapore necessario al ciclo produttivo.
Il censimento industriale del 1911 fornisce i seguenti dati: 755 operaie addette al funzionamento di 63.500 fusi meccanici.
All’interno del recinto di fabbrica la Società aveva edificato tutti gli edifici che interessavano sia il momento produttivo, sia il momento extralavorativo degli operai.
L’edificio produttivo più rappresentativo, che si incontra entrando dall’ingresso principale, dedicato alla filatura del cotone, si estende orizzontalmente su un solo piano e presenta, lungo il perimetro, diverse torri a due piani. Lateralmente era corredato di locali di servizio e di preparazione del prodotto nonché della centrale termica con la sua ciminiera, unica nel suo genere rimasta in città e ormai divenuta un simbolo dello sviluppo industriale del secolo scorso e della città stessa.
Racchiusi in edifici verticali di due o tre piani, con copertura a capanna, sorgono nell’area della fabbrica un asilo, un convitto, una cappella e diverse abitazioni operaie a corte (queste ultime attualmente non più esistenti) a testimonianza dell’intervento paternalistico dell’azienda che, ispirandosi a modelli illuministi e socialisti francesi e inglesi, portò alle prime realizzazioni di case per i lavoratori.
Le caratteristiche architettoniche salienti sono: l’uso del mattone a vista, i grandi spazi del piano destinato alla filatura con colonnine in ghisa e travi portanti, la copertura dell’edificio a shed (finestre a soffitto) con cornice a balaustra sulle facciate con motivi a mensole finemente lavorate per nascondere questa poco estetica soluzione architettonica, i muri perimetrali intercalati da grandi superfici luminose ad arco ribassato con cornici decorative nella parte superiore, i tiranti e i pluviali sulle pareti esterne in una soluzione architettonica.
Le torri presenti nella parte perimetrale, che superano la costruzione di un solo piano, erano destinate ai servizi di manutenzione e alla movimentazione dei prodotti tra i piani. Il tetto delle torri è piano e predisposto per raccogliere acqua destinata alla condensazione dei vapori. Le grandi finestrature riprendono il modello di quelle sottostanti ma in versione bifora e trifora.
La struttura è dotata di un interessante sotteraneo sorretto da volte e colonne che creano un ambiente di corridoi intersecanti.
A completamento dello stabilimento esiste ancora il fabbricato che ospitava gli uffici che si presenta nella sua struttura originale con la serie di uffici affacciati sullo stesso corridoio.
La scala che porta al piano superiore è in perfetto stile inizio secolo XX.
Per quanto riguarda le strutture destinate alla vita dei dipendenti al di fuori dell’attività strettamente lavorativa, il convitto rappresenta la parte più significativa.
È una costruzione lineare, a tre piani con tetto a capanna con pavimenti e architravi in legno nei locali destinati a dormitorio.L’ingresso si differenzia stilisticamente dal resto della costruzione in quanto si ispira a ingressi tipici di case lombarde dell’800 con sottoportico e colonne in granito. La parte occupata dall’asilo, dalla cappella e dagli alloggi delle suore, è stata, nel tempo, riconvertita in laboratori tecnici.

Fotografie di: Andrea Monachello

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